A mia discolpa specifico non sia un romanzo proprio brevissimo, supera infatti le 400 pagine.
Il problema però non è stato quello.
La storia si svolge su due piani temporali differenti, nella Sicilia degli anni Venti e in quella degli anni Sessanta.
Le storie di tre donne molto diverse tra loro si intrecciano; Nardina, Sabedda e Carlotta, e un segreto che le unisce, sullo sfondo di una Sicilia che cambia in concomitanza a fatti storici emblematici e alle problematiche da sempre legate alla condizione femminile.
Un romanzo complesso, scritto in parte in dialetto, una coralità di personaggi forse un po' caotica. Ecco, caotico. Il problema di questo romanzo è questo, è il caos. Probabilmente leggendolo non dico tutto d'un fiato (più di 400 pagine non si prestano ad essere lette tutte d'un fiato) ma assiduamente, si riuscirebbe a tenere maggiormente le fila della storia ma, per come l'ho letto io, risultava piuttosto faticoso.
È un romanzo di donne, i personaggi maschili non spiccano per positività eccetto uno, lo zio di Carlotta.
Le donne invece sono complesse, piene di sfumature, e le ultime parti del libro, quelle in cui i personaggi femminili si delineano con più chiarezza, sono a mio parere le migliori.
La potenza del personaggio di Sabedda si rivela tutta alla fine e vale forse l'intera lettura.
"Aveva accettato il suo disinteresse alla paternità solo per come era ciò che lei voleva, ma mai aveva indagato quanto convinto fosse davvero Carlo nell'anima sua."
"Io dell'arancio amaro conosco solo le spine e ormai non mi fanno più male. Ma il profumo del suo fiore bianco è il tuo, ed è quello della libertà. Prega per me, figlia mia, e fatti albero di arancio amaro, con le spine e coi fiori."
"Gli uomini più tranquilli sorprendono spesso per le loro reazioni imprevedibili. "