Ne avevo sentito parlare solo in maniera positiva, ed era inevitabile.
Nicoletta Verna ha scritto un romanzo storico che parla di Seconda Guerra Mondiale ma soprattutto della nostra Resistenza, di chi ha lottato e pagato spesso con la vita, per la nostra libertà.
Nell'intreccio di vite di donne a cui il destino non risparmia nulla, nella loro incredibile resilienza, si dipana una storia indimenticabile, avvincente e mai scontata, mai noiosa, ma a tratti feroce, cruda, durissima.
Redenta e le sue sorelle, nonna Fafina, Iris; i loro destini, le loro lotte, le loro fragilità, la loro forza. Impossibili da dimenticare.
Un libro che andrebbe letto nelle scuole, perché se le storie personali dei personaggi sono aderenti alla realtà ma frutto della fantasia dell'autrice, gli eventi storici sono realmente accaduti e ci fanno toccare con mano anni durissimi, sconvolgenti, che spesso letti sui libri di storia sembrano solo astratti fatti di troppi anni fa.
Nicoletta Verna ha scritto un vero, grande libro, ha messo nero su bianco una storia e dei personaggi impossibili da dimenticare.
Leggetelo.
" Avrei voluto dirgli che non ero muta: stavo zitta. Tutti non facevano che parlare, e nel farlo litigavano, si offendevano e si maledicevano. A me sembrava che più parlavano e meno si capivano. Per questo stavo zitta."
" - No che non ti ammazza, - avrei voluto dirle. - Purtroppo resti viva. E domani ti ricorderai di questa pena e ti sembrerà che non sia mai finita. Perché il male che patisci una volta lo patisci per sempre."
" Ma non ci sono parole migliori, ci sono parole e basta, e per loro natura sono impreciso e vaghe, vuote parole a cui deleghiamo il peso impossibile di tradurre la sostanza della vita in argomenti comprensibili, tollerabili. "
" Le speranze sono gli scarti della felicità: ciò che ci tiene vivi quando il resto si decompone. "
" Muori come ti pare, ma non per mano sua."
" Questa guerra maledetta ha ammazzato tutti, anche i vivi, - mormora. - È perché i vivi non sono proprio vivi: sono superstiti."
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