Lo sapevo e ne ho avuto l'ennesima conferma leggendo questo suo breve romanzo in cui ogni capitolo inizia con una filastrocca dedicata alla persona a cui si rivolge durante la notte.
Un'idea così poetica e così realistica allo stesso tempo, perché proprio di notte riaffiorano ricordi, pensieri, rimpianti, nostalgie e i filtri cadono, e il flusso di pensieri scorre con sincera onestà.
Enrica scrive soprattutto alla madre, morta da poco, e a cui la legano sentimenti e ricordi contrastanti (come a tutti noi, del resto). Scrive al padre, al compagno, ai figli, alla sua storica amica, e poi di nuovo alla madre.
Come sempre gioca abilmente con le parole e commuove ma sempre con allegria.
Leggere un suo libro è come andare un po' in terapia, è premiarsi con qualcosa di buono, è sorridere anche dove non pensavamo di poterlo fare.
" Alle madri dicono di dormire mentre dormono i figli, che consiglio assurdo pensavo quando lo dispensavano a me. Se dormo quando loro dormono, allora quando dovrei vivere?"
" Dicevate che ero una bambina matura per la mia età, è possibile che fossi solo una bambina preoccupata."
"Il ricordo è un filtro bellezza."
"Se le madri ricevessero i figli già quattordicenne ci sarebbero una marea di trovatelli brufoli davanti ai conventi abbandonati nella loro stessa cestadi roba sporca."
"Sono brutali tra di loro, gli adolescenti al telefono soprattutto si parlano per monosillabi. Si chiamano per chiedersi di uscire, attaccano e non si sono chiesti di uscire, si mandano vocali per chiedersi di uscire. Non escono."
"Lo so adesso, i figli ti obbligano all' amore, non c'è alternativa, ma alcuni ti fanno detestare chi si, altri ti mettono al sicuro. "
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