martedì 10 febbraio 2026

"Nostra solitudine" di Daria Bignardi - Mondadori


Ogni volta che leggo un libro "della Daria" (così sono solita chiamarla da anni,  così dicevo quando la sera mi dovevo assolutamente tenere libera per vedere un suo programma; no, io stasera "ho la Daria"), mi sembra di vedere messi nero su bianco dei pensieri, dei ricordi, delle considerazioni che sono anche mie.
Questo suo ultimo libro è una specie di diario personale degli ultimi anni, soprattutto dei suoi viaggi più recenti in Paesi mediorientali, anzi non un diario perché non c'è una cronologia, diciamo che sono appunti intimi, a cuore aperto.
Si parla di solitudine, come suggerisce il titolo, si indaga sulla solitudine partendo da un'accezione affatto negativa perché, come già si evinceva dai suoi precedenti romanzi, per Bignardi la solitudine è un rifugio, una costante, un ricordo positivo della sua infanzia e un privilegio del suo presente.
Si parla di ricordi, di desideri, di pensieri, si viaggia in Paesi anche difficili, si tocca con mano la questione palestinese.
Giunti all'ultima pagina non si può non esserle riconoscenti per aver ancora una volta condiviso con noi la sua empatica e sincera percezione del mondo, i suoi pensieri mai banali e mai stucchevoli, che la rendono sempre così vicina a chi la legge. 

P.s. in occasione di una delle presentazioni di questo suo ultimo libro, sono finalmente riuscita a conoscerla personalmente e incontrarla è stata una piacevolissima conferma. 

"Chissà tra quanti anni si potrà visitare rabbrividisco il Museo della Guerra di Gaza."

"La mia era una pancia contenta: quelli della gravidanza in fondo sono gli unici mesi in cui realmente non sei solo."

"Tra i trenta e i cinquant'anni le donne che hanno figli o genitori anziani, cani, passioni, una vita, un lavoro - ma anche quelle che non lavorano fuori casa- vivono come a cavallo di un razzo impazzito."

"Il ricordo della schiavitù di dover pensare, procurare e preparare tre pasti al giorno sette giorni su sette per quasi vent'anni mi angoscia ancora."

lunedì 2 febbraio 2026

"Moriremo tutti, ma non oggi" di Emily Austin - Blackie Edizioni


Ci tenevo tanto a leggere questo libro; titolo e copertina mi hanno subito incuriosita, e non sbagliavo.
Gilda è una pazza o una filosofa? 
Beh, un po' entrambe le cose, una filosofa pazza, una ragazza ossessionata dalla morte. Anzi, dal senso della morte, no soprattutto dal senso della vita, della nostra esistenza, delle convenzioni a cui ci pieghiamo ineluttabilmente...tutti meno lei in effetti, perché lei riesce a rimanere un po' fuori da tutti gli schemi fino a risultare davvero pazza, fino a convincersi di esserlo davvero.
Anche chi legge, se si riconosce in tante delle domande e dei dubbi di Gilda, penserà ad un certo punto di esserlo!
"Moriremo tutti, ma non oggi" è un romanzo originale, profondo con ironia, leggero con profondità, pervaso di commovente ironia, estremamente sincero.
Ho letto poi la storia della giovane casa editrice nata a Barcellona e ora con sede anche a Milano, e mi sembra un progetto bellissimo e originale a partire dal nome; un omaggio a "Blackie, cagnolina quasi leggendaria che non si stancava mai di vivere, proprio come le nostre idee". E con questo incipit, ha ovviamente altissime probabilità di diventare la mia casa editrice preferita.

"Ho deciso di non chiamare un'ambulanza perché non mi piace attirare l'attenzione."

"Devo scacciare la tristezza che provo per Grace e per Rosemary e per l'anziana signora con l'amnesia e rinchiuderla nelle profondità delle caverne del mio stomaco, insieme ai pensieri sui gatti nelle case in fiamme, perché è questo che vuol dire esistere. È così che le persone sopravvivono. "

"Mi chiedo quanto spesso mi capiti di occupare posti che sono stati abitati di recente da persone morte. Mi chiedo chi occuperà i posti in cui ho abitato io, una volta che sarò morta."

giovedì 22 gennaio 2026

"Come l'arancio amaro" di Milena Palminteri - Bompiani

Ci ho messo mesi a finire di leggere questo romanzo, che tra l'altro è in cima alle classifiche da parecchio tempo e ha vinto il Premio Bancarella, motivo per cui ci tenevo a leggerlo, soprattutto dopo le tante recensioni entusiaste lette. 
A mia discolpa specifico non sia un romanzo proprio brevissimo, supera infatti le 400 pagine.
Il problema però non è stato quello.
La storia si svolge su due piani temporali differenti, nella Sicilia degli anni Venti e in quella degli anni Sessanta.
Le storie di tre donne molto diverse tra loro si intrecciano; Nardina, Sabedda e Carlotta, e un segreto che le unisce, sullo sfondo di una Sicilia che cambia in concomitanza a fatti storici emblematici e alle problematiche da sempre legate alla condizione femminile. 
Un romanzo complesso, scritto in parte in dialetto, una coralità di personaggi forse un po' caotica. Ecco, caotico. Il problema di questo romanzo è questo, è il caos. Probabilmente leggendolo non dico tutto d'un fiato (più di 400 pagine non si prestano ad essere lette tutte d'un fiato) ma assiduamente, si riuscirebbe a tenere maggiormente le fila della storia ma, per come l'ho letto io, risultava piuttosto faticoso.
È un romanzo di donne, i personaggi maschili non spiccano per positività eccetto uno, lo zio di Carlotta.
Le donne invece sono complesse, piene di sfumature, e le ultime parti del libro, quelle in cui i personaggi femminili si delineano con più chiarezza, sono a mio parere le migliori. 
La potenza del personaggio di Sabedda si rivela tutta alla fine e vale forse l'intera lettura.

"Aveva accettato il suo disinteresse alla paternità solo per come era ciò che lei voleva, ma mai aveva indagato quanto convinto fosse davvero Carlo nell'anima sua."

"Io dell'arancio amaro conosco solo le spine e ormai non mi fanno più male. Ma il profumo del suo fiore bianco è il tuo, ed è quello della libertà. Prega per me, figlia mia, e fatti albero di arancio amaro, con le spine e coi fiori."
"Gli uomini più tranquilli sorprendono spesso per le loro reazioni imprevedibili. "