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giovedì 8 ottobre 2020

"Inventario di un cuore in allarme" di Lorenzo Marone - Einaudi

 


 

" Ma l'ipocondriaco non conosce il termine "momentaneo", un ipocondriaco non deve uscire da nessun periodo difficile, il periodo difficile per un ipocondriaco è la sua stessa vita, nella quale la paura è una costante, un sibilo sordo che fischia nell'orecchio per ricordare che è lì e non se ne andrà tanto facilmente, può starne certo."

" C'è un codice scritto per noi ipocondriaci : mai pronunciare il nome della malattia."

" Ci vuole coraggio a vivere nel caso. Anzi, ci vuole coraggio a vivere."

"Il mio sogno è trovare un amico del cuore medico, cosa non facile, a dirla tutta."

 

Lorenzo Marone nel suo nuovo, recente romanzo parla di sè, o meglio della fobia che lo caratterizza da sempre, l'ipocondria. Lo fa con sincerità, ironia, precisione e soprattutto coraggio, perchè si mette a nudo parlando di una fobia sottovalutata e spesso utilizzata a fini umoristici ma che, per chi ne soffre, risulta a dir poco invalidante. Lorenzo Marone fa un'autoanalisi estremamente dettagliata, non omette nulla e, come ogni vero ipocondriaco, esorcizza le sue paure usando una sottile ironia che rende la lettura a tratti esilarante, senza per questo cadere nel ridicolo. Si potrebbe pensare che raccontando essenzialmente di sè, delle proprie fobie, si cada inevitabilmente nell'egocentrismo, ma Marone riesce ad evitare anche questo trasformando a tratti il suo romanzo in un saggio che parla di fondamenti e ricerche scientifiche, storia e tanto altro.

"Inventario di un cuore in allarme" è la Bibbia di ogni ipocondriaco (infatti ho sottolineato praticamente ogni pagina, trovando molto difficile scegliere poche frasi da citare qui), racconta la vita difficile di coloro che sono sempre appunto "in allarme", pronti al peggio, che non riescono a godersi un attimo di serenità, e per questi cuori in allarme questo libro ha il valore di un abbraccio, di una pacca sulla spalla, di quella comprensione di cui ogni ipocondriaco ha vitale necessità, di quel bisogno di non sentirsi soli con le proprie paure ma di poterle condividere con qualcuno che le capisca o che almeno le ascolti. Tra analisti, psicologi all'avanguardia e medicine, Marone capisce che forse la soluzione non è combattere a tutti i costi la sua fobia, forse bisogna solo imparare ad accettare le proprie debolezze e conviverci più serenamente possibile...e forse il segreto è tutto lì...

Lorenzo Marone è un grande scrittore, lo si era già capito dai suoi precedenti romanzi, ma per questo suo ultimo lavoro bisogna proprio ringraziarlo. Di cuore.


lunedì 8 luglio 2019

" Accabadora" di Michela Murgia - Einaudi




 " - Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata.-"

" Durante quel viaggio Maria si ingegnò per non dormire mai, nemmeno un'ora. Il tempo le servì tutto per farsi accabadora dei suoi ricordi, e trattare gli avvenimenti che l'avevano portata a quella decisione come persone da far salire o meno sul traghetto per il continente."



Tra le letture che mi mancavano e che rimandavo sempre dando la priorità alle novità editoriali, non poteva mancare questo primo romanzo di Michela Murgia, scrittrice che ho conosciuto grazie alle sue recensioni televisive, che apprezzavo moltissimo, e di cui non avevo mai letto nulla.

"Accabadora" è il suo secondo romanzo, uscito nel 2009, e ha vinto diversi premi tra cui il Campiello.
Ambientato nella Sardegna (sua terra di origine) degli anni Cinquanta, parla del rapporto tra la vecchia Bonaria e la figlia adottiva Maria, bambina nata in una famiglia molto povera e che, misteriosamente, Bonaria decide di chiedere come "fill'e anima" alla madre, assicurando così a Maria una vita più semplice, un'istruzione e una maggiore disponibilità economica.
La vecchia Bonaria però ha una doppia vita; spesso di notte viene chiamata da altre famiglie del paese, sparisce per qualche ora e rientra a casa senza mai spiegare nulla alla bambina.
Maria scoprirà soltanto molto tempo dopo che la madre adottiva è l'accabadora; una donna che, su richiesta delle famiglie e soltanto in casi veramente molto gravi, praticava l'eutanasia nella tradizione sarda dei secoli scorsi.

Il tema dell'eutanasia, sempre molto controverso in Italia, è stata la carta vincente di questo romanzo, scritto in maniera eccelsa, con uno stile pulito, descrittivo senza risultare pesante, preciso senza diventare prolisso.
Un romanzo che parla di legami, di tradizioni, di una terra complicata e bellissima, di personaggi dipinti con grande cura, dell'ineluttabilità della morte.
"Accabadora" consacra Michela Murgia ed entra secondo me a pieno titolo tra i classici italiani.

giovedì 23 maggio 2019

" L' Arminuta" di Donatella Di Pietrantonio - Einaudi




"Ero l' Arminuta, la ritornata. Parlavo un'altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. Invidiavo le compagne di scuola del paese e persino Adriana, per la certezza delle loro madri."

"Restavo orfana di due madri viventi."

"Non hai colpa se dici la verità. È la verità che è sbagliata."



Avere tredici anni e ritrovarsi all'improvviso senza più nessuna certezza, rifiutata dalla famiglia che ti ha cresciuta e costretta a tornare nella casa in cui sei nata ma in cui non hai mai vissuto.
Passare dall'essere figlia unica al dover dividere i piccoli ed angusti spazi con Adriana, la sorella più giovane, e tre fratelli adolescenti e ostili.
Essere abituata agli agi di una famiglia borghese, e piombare nella povertà di una famiglia povera e non istruita, nell'Abruzzo degli anni Settanta.
Questo è ciò che accade all' "arminuta", la ritornata in dialetto abruzzese, come la chiamano tutti da quella maledetta mattina d'estate in cui la sua vita cambia per sempre e senza una spiegazione.

Terzo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, caso editoriale e vincitore del Premio Campiello 2017, "L'Arminuta" è un romanzo potente, complesso, ricco di spunti di riflessione, capace di emozionare, commuovere, rapire.
Una scrittura pulita, essenziale, equilibrata, tagliente, che mi ha riportata spesso allo stile (e anche alle ambientazioni e ai personaggi) di Elena Ferrante.
Una storia indimenticabile, una protagonista di grande dignità, una galleria di personaggi dipinti così bene da sembrare proprio lì, davanti a noi.
La maternità, la famiglia, i bambini in affido, l'Abruzzo con la sua pittoresca durezza, la nostaglia di ciò che è stato e non sarà più, il mistero della "prima madre"...
"L' Arminuta" è un romanzo che va letto più che raccontato, va vissuto e sentito, toccato con mano e affrontato, è una perla rara da non farsi sfuggire.

martedì 10 luglio 2018

"Divorare il cielo" di Paolo Giordano






" Dal letto dov'ero sdraiata, guardavo gli oggetti della stanza allontanarsi e avvicinarsi, come se la casa intera avesse un respiro."

"Scriveva enorme, al centro del foglio, -La nostra impresa è l'assalto al cielo!- scriveva -Noi dobbiamo divorarlo, il cielo!"


Teresa trascorre le sue estati di bambina e poi ragazza a Speziale, in quella Puglia terra di origine di suo padre, che la incanta e la attrae a sè come una calamita.
Quei tre ragazzi della masseria vicina, che scorge una notte farsi un bagno clandestino nella piscina della casa di sua nonna, segneranno per sempre la sua vita all'apparenza già ben delineata, sconvolgeranno quel destino di ragazza di buona famiglia che la attendeva senza troppi intoppi e sorprese.
Bern, Tommaso e Nicola. Soprattutto Bern, il suo unico grande amore; un ragazzo pieno di contraddizioni, tendente ai fanatismi, capace soltanto di passioni assolute.
Per lui Teresa lascerà ogni sua certezza, abbandonandosi ad una vita incerta, in una sorta di comune all'interno di quella masseria da cui non riuscirà mai a staccarsi, come stregata non soltanto dalla personalità di Bern, ma anche e soprattutto da quella terra, dalla sua gente, dalla natura impietosa.

"Divorare il cielo" è un romanzo potente, lungo, scritto magistralmente perchè Giordano è un vero scrittore e su questo non ci piove.
Narrato in prima persona da Teresa, indaga però molto bene nelle personalità e nei pensieri degli altri protagonisti.
Tocca temi importanti quali l'ambientalismo, la religione, la fecondazione assistita, la solitudine. Delinea personaggi complessi, ingombranti, contraddittori nel loro modo di agire e di rapportarsi agli altri.
Parla di amicizia, è forse più una storia di amicizia che non d'amore, e di sicuro è una storia non banale.
Anni fa avevo adorato la sua opera prima, "La solitudine dei numeri primi",e con questo suo ultimo romanzo Giordano conferma senza dubbio di essere un grande scrittore.