Un paio di frasi che raccontano il libro. Una breve descrizione, qualche elemento che possa aiutare a cogliere l'essenza del libro ed aiutarvi a decidere se in questo momento è il libro giusto per voi.
giovedì 1 agosto 2019
" Stai composta" di Cosima Spinelli - Bookabook
" Niente di ciò che era diventato era quello che avrebbe desiderato essere."
" Le cose belle vanno assaporate con la giusta lentezza, senza accelerare né rallentare, sono effimere ombre bizzarre che, se sollecitate, possono non succedere più, incagliandosi nelle sottili trame delle reti della vita."
" Ho pensato di poter delegare la costruzione della mia stabilità emotiva, invece ho finito con rimanere l'eterna bambina in cerca di una protezione agognata e mai sperimentata. Eccomi, profondamente inquieta e insoddisfatta, un'adolescente emozionale frustrata dalla vita reale e imprigionata dalla dipendenza affettiva."
Anna, Marco, Sara e Claudio erano amici inseparabili ai tempi della scuola; in seguito le loro (complicate) vite si sono divise, senza perdersi mai veramente.
Si ritrovano una sera del 1994 a casa di Claudio per una cena che, a causa delle pessime condizioni meteorologiche, si prolungherà fino alla mattina seguente, cambiando per sempre le loro vite.
Novità editoriale Bookabook (che non delude mai!), "Stai composta" si riferisce proprio all'incapacità dei suoi protagonisti di stare composti, di avere vite lineari e di rientrare in quei canoni socialmente accettati, a dispetto delle loro origini.
Le loro storie sono narrate da una voce esterna, che alla fine si rivelerà molto più vicina di quanto possa sembrare, e sono storie di fragilità, di digressioni nelle loro infanzie complicate, di rabbia ma anche di amori taciuti ma mai sopiti, e di amori forse al capolinea, di storie di adolescenti che però segnano anche il futuro, di errori, di rimpianti, di nostalgie.
C'è tanto in questo romanzo, e c'è soprattutto la forza dell' amicizia quella vera, dell' amicizia che diventa famiglia e che può anche trasformarsi in qualcos'altro.
Cosima Spinelli è al suo terzo romanzo e la sua scrittura è elegante e sobria, indaga minuziosamente nei pensieri e ricordi (resi in corsivo) dei singoli protagonisti, e non si risparmia sui colpi di scena, principalmente finali.
Tuttavia personalmente ho trovato un pò confusionaria la struttura del romanzo; l'alternanza continua delle varie voci narranti (in una sorta di cornice narrativa) e le continue digressioni, in alcuni punti non sono semplicissime da seguire; il fatto che la voce narrante principale resti misteriosa fino alla fine rende difficile la messa a fuoco della storia.
Detto ciò, "Stai composta" è sicuramente un romanzo da leggere, è ricco di spunti di riflessione, di ricordi e nostalgie che ci accomunano un pò tutti ad una certa età, ma soprattutto è scritto col cuore e con grande sensibilità.
Lo trovate qui
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domenica 28 luglio 2019
" Ogni piccola cosa interrotta" di Silvia Celani - Garzanti
" Ogni piccola cosa interrotta della nostra vita rimane come una sassolino nella scarpa che, a ogni passo, ci procura dolore. Possiamo decidere di smettere di camminare del tutto, oppure possiamo sfilarci la scarpa e liberarci del sassolino. Non gettandolo via, ma conservandolo nel palmo della mano, dove non ci farà più così male."
" Le case parlano. Le case sussurrano, bisbigliano, mormorano. Le case confabulano, rivelano, confessano, confidano. E quando lo fanno, le case non mentono. Quando lo fanno, le case sono trasparenti come biglie di vetro; svelano tutto delle vite che le te l'hanno attraversate, possedute, riempite, vissute."
" - L' amore che riceviamo durante l'infanzia rimane in fondo alle nostre tasche, così, ogni volta che ne sentiamo la necessità, possiamo accertarci che sia sempre lì, affondandovi una mano.-"
Vittoria vive una vita esternamente perfetta; nel quartiere più in di Roma, in una casa principesca, ha a sua disposizione tanti soldi, ha molti amici, molti divertimenti, frequenta con successo l'università ed è una bella ragazza.
Ultimamente però le manca spesso il fiato, come fosse in apnea, e alcune mancanze iniziano a sembrarle insopportabili; l'indifferenza totale di sua madre nei suoi confronti, e il fatto di non ricordare quasi nulla della sua infanzia e soprattutto del suo amato padre.
Ritrovando nell'armadio della madre un sacchettino contenente i frammenti di un vecchio carrillon rosa, decide di tentare di capire il perchè di questi suoi incolmabili vuoti, imbarcandosi in quella che si rivelerà una lunga, delicata e sofferta ricerca nel suo passato e dentro di sè.
Romanzo di esordio di Silvia Celani, "Ogni piccola cosa interrotta", novità editoriale Garzanti, è un elogio alle nostre imperfezioni, agli inevitabili strappi della vita, a tutte quelle cose rotte ma poi ricomposte, che diventano se possibile ancora più belle proprio grazie a quelle crepe, come suggerisce un'antica arte giapponese, il kintsugi.
La storia di Vittoria è una storia di rinascita, che parte da una forte mancanza di amore ricevuto e di amore per se stessa, soprattutto a causa del disastroso rapporto che ha con l'anaffettiva madre fin dai suoi primi anni di vita.
Proprio questa mancanza di amore conduce Vittoria ad indagare dentro se stessa e a riprendere in mano i pochi e confusi ricordi della sua infanzia, intraprendendo un viaggio doloroso quanto indispensabile e appassionante, imparando a dire dei no e a riscoprire l'amore in tutte le sue forme.
"Ogni piccola cosa interrotta" è una storia di contenuti importanti raccontata con parole semplici ed essenziali, un'opera prima di grande effetto che ci regala un'altra scrittrice dall'alto potenziale.
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giovedì 18 luglio 2019
"Se ami qualcuno dillo" di Marco Bonini - Longanesi
" Qualcosa che non ti fa fare soldi, ma di cui rimani orgoglioso per tutta la vita, tipo il primo bacio, la prima bicicletta, il primo viaggio senza genitori, cose così."
" Sicuramente noi maschi nasciamo selvatici e il lavoro che spetta ai genitori è coltivare quel fiore selvatico affinchè non cacci più spine."
"Papà è sugli spalti e fa solo il papà, fa il tifo per te. Per come tu deciderai di giocare la tua partita. Per quello che vorrai essere. Per quello che sei."
Sergio ha poco più di cinquant'anni quando viene colpito da un grave infarto. Marco, il suo primogenito, accorre in ospedale con la sensazione che il mondo gli stia crollando addosso, ma non sa ancora che quel crollo si trasformerà presto in una rinascita, non solo per Sergio ma anche per lui e la loro famiglia.
Sì perchè suo padre sopravvive all'infarto e si risveglia completamente resettato; torna bambino, deve imparare di nuovo tutto, ma la cosa sorprendente è che sembra improvvisamente aver imparato ad amare e soprattutto a dimostrarlo.
Un uomo fino a quel momento arido, anaffettivo, maschilista, farfallone, diventa divertente, innocente, amorevole, e fa capire a Marco che forse lui può ancora salvarsi, evitare l'infarto (di cui era morto anche il giovane nonno suo omonimo) e spezzare quella catena di misogino maschilismo che lega gli uomini della sua famiglia.
"Se ami qualcuno dillo", novità editoriale targata Longanesi, è un romanzo al maschile ma non maschilista, è anzi una rivalsa nei confronti di quel modo di essere uomini che dovrebbe ormai appartenere solo al passato. Marco vuole salvarsi da quei comportamenti che hanno portato il padre a fallire su più fronti e nello stesso tempo vuole salvare il figlio da quel retaggio culturale che ha segnato la sua giovinezza.
Marco Bonini è un attore come lo è il protagonista del suo primo romanzo; un esordio scoppiettante, una voce narrante precisa, introspettiva ma anche comica, soprattutto negli esilaranti dialoghi romaneschi. Un romanzo famigliare pieno di spunti di riflessione ma anche estremamente godibile e che ogni uomo dovrebbe leggere, perchè l'introspezione non è solo femminile e perchè non solo le donne devono "salvarsi" dall'ingombrante figura materna.
Potete trovarlo qui:
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lunedì 8 luglio 2019
" Accabadora" di Michela Murgia - Einaudi
" - Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata.-"
" Durante quel viaggio Maria si ingegnò per non dormire mai, nemmeno un'ora. Il tempo le servì tutto per farsi accabadora dei suoi ricordi, e trattare gli avvenimenti che l'avevano portata a quella decisione come persone da far salire o meno sul traghetto per il continente."
Tra le letture che mi mancavano e che rimandavo sempre dando la priorità alle novità editoriali, non poteva mancare questo primo romanzo di Michela Murgia, scrittrice che ho conosciuto grazie alle sue recensioni televisive, che apprezzavo moltissimo, e di cui non avevo mai letto nulla.
"Accabadora" è il suo secondo romanzo, uscito nel 2009, e ha vinto diversi premi tra cui il Campiello.
Ambientato nella Sardegna (sua terra di origine) degli anni Cinquanta, parla del rapporto tra la vecchia Bonaria e la figlia adottiva Maria, bambina nata in una famiglia molto povera e che, misteriosamente, Bonaria decide di chiedere come "fill'e anima" alla madre, assicurando così a Maria una vita più semplice, un'istruzione e una maggiore disponibilità economica.
La vecchia Bonaria però ha una doppia vita; spesso di notte viene chiamata da altre famiglie del paese, sparisce per qualche ora e rientra a casa senza mai spiegare nulla alla bambina.
Maria scoprirà soltanto molto tempo dopo che la madre adottiva è l'accabadora; una donna che, su richiesta delle famiglie e soltanto in casi veramente molto gravi, praticava l'eutanasia nella tradizione sarda dei secoli scorsi.
Il tema dell'eutanasia, sempre molto controverso in Italia, è stata la carta vincente di questo romanzo, scritto in maniera eccelsa, con uno stile pulito, descrittivo senza risultare pesante, preciso senza diventare prolisso.
Un romanzo che parla di legami, di tradizioni, di una terra complicata e bellissima, di personaggi dipinti con grande cura, dell'ineluttabilità della morte.
"Accabadora" consacra Michela Murgia ed entra secondo me a pieno titolo tra i classici italiani.
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lunedì 24 giugno 2019
"La solitudine dell'amore" di Raffaella Bedini - Newton Compton
" Non c'è niente di più assordante di un telefono che non suona."
" Sono convinta che alcune persone nascano solo per fare numero, sono come comparse di un film."
" A volte partire da soli è l'unica soluzione per non sentire l'angoscia della solitudine."
Yuki conosce Tiago nell'ufficio in cui entrambi lavorano, e la loro amicizia si trasforma presto in una complicata storia d'amore a tre; sì perchè Tiago convive con la sua fidanzata e sembra proprio voler tenere il piede in due scarpe.
Yuki è una ragazza piuttosto cinica, disincantata, temprata da un'infanzia di figlia non amata e dalle origini misteriose. Yuki non ama le altre persone, soprattutto i suoi colleghi, ed anche con Tiago fatica ad ammorbidirsi e soprattutto a fidarsi.
Ho voluto intraprendere questa lettura non conoscendo l'autrice (che ho poi scoperto essere già autrice di un best seller, "Sei parte di me" del 2007) ma avendo letto recensioni decisamente positive.
L'inizio non è stato dei più felici; protagonista insopportabile, lessico scurrile e dialoghi leggeri. Pensavo di essermi imbattuta in un romanzetto d'amore scritto da una ragazzina, ma andando avanti la storia acquista spessore e, a parte la struttura particolare e un pò confusionaria, tira dritta in un crescendo di passioni, contraddizioni, misteri, ricordi che ti trascinano senza accorgertene verso le ultime pagine.
Le origini di Yuki, nata in Giappone senza avere più nessun ricordo della madre, trasportano il lettore in un'appassionante storia dai connotati orientali come i suoi stessi occhi, che l'hanno spesso resa vittima di discriminazioni. Dalle descrizioni dei luoghi traspare l'amore che l'autrice nutre per questo tipo di cultura e quindi no, posso affermare con certezza che in questo romanzo non è la storia d'amore tra Yuki e Tiago a far da padrona, non c'è banalità nè niente di scontato, c'è sicuramente tanta dignità e delle protagoniste femminili toste come Yuki e la sua mamma, che affrontano la sofferenza a testa alta e alla fine, in qualche modo, riescono a ritrovarsi.
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giovedì 23 maggio 2019
" L' Arminuta" di Donatella Di Pietrantonio - Einaudi
"Ero l' Arminuta, la ritornata. Parlavo un'altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. Invidiavo le compagne di scuola del paese e persino Adriana, per la certezza delle loro madri."
"Restavo orfana di due madri viventi."
"Non hai colpa se dici la verità. È la verità che è sbagliata."
Avere tredici anni e ritrovarsi all'improvviso senza più nessuna certezza, rifiutata dalla famiglia che ti ha cresciuta e costretta a tornare nella casa in cui sei nata ma in cui non hai mai vissuto.
Passare dall'essere figlia unica al dover dividere i piccoli ed angusti spazi con Adriana, la sorella più giovane, e tre fratelli adolescenti e ostili.
Essere abituata agli agi di una famiglia borghese, e piombare nella povertà di una famiglia povera e non istruita, nell'Abruzzo degli anni Settanta.
Questo è ciò che accade all' "arminuta", la ritornata in dialetto abruzzese, come la chiamano tutti da quella maledetta mattina d'estate in cui la sua vita cambia per sempre e senza una spiegazione.
Terzo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, caso editoriale e vincitore del Premio Campiello 2017, "L'Arminuta" è un romanzo potente, complesso, ricco di spunti di riflessione, capace di emozionare, commuovere, rapire.
Una scrittura pulita, essenziale, equilibrata, tagliente, che mi ha riportata spesso allo stile (e anche alle ambientazioni e ai personaggi) di Elena Ferrante.
Una storia indimenticabile, una protagonista di grande dignità, una galleria di personaggi dipinti così bene da sembrare proprio lì, davanti a noi.
La maternità, la famiglia, i bambini in affido, l'Abruzzo con la sua pittoresca durezza, la nostaglia di ciò che è stato e non sarà più, il mistero della "prima madre"...
"L' Arminuta" è un romanzo che va letto più che raccontato, va vissuto e sentito, toccato con mano e affrontato, è una perla rara da non farsi sfuggire.
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giovedì 9 maggio 2019
" La strada del ritorno è sempre più corta" di Valentina Farinaccio - Mondadori
" Non avrei trovato i colori giusti e il colore, quando sei bambino, prescinde dalla realtà: fotografa l'anima con un'esattezza disarmante."
" La paura di entrare con tutto il corpo nella sofferenza, che è l'unico modo che c'è per attraversarlo, il dolore, e uscirne salvi e interi, dall'altra parte."
" E fu il periodo migliore, per noi due: il momento in cui colui che ami scende finalmente dall'alto dei cieli per incarnarsi in uomo normale e darti la tua dose di banalissima e pure noiosissima felicità."
" Quando metti al mondo un figlio pensi soltanto a una cosa, che farai in modo che le pene e le paure e le debolezze non lo tocchino mai. E poi scopri che anche i bambini hanno da portare in spalla la loro parte di sofferenza. Che a ciascuno spetta la sua dose di dolore."
Vera è una bambina di cinque anni quando, in un'estate dei primi anni Novanta, resta orfana di suo padre Giordano, portato via da uno spietato tumore al cervello.
Vera ha ricordi confusi e spezzettati di quei giorni, e ormai adulta vorrebbe rimettere insieme i pezzi di un puzzle accantonato troppo a lungo, ma per farlo le occorrono i racconti di Lia, la sua stravagante madre.
Le voci di tre donne si alternano nel raccontare la malattia e gli ultimi giorni di Giordano, giovane bibliotecario amato da Lia sua moglie, Vera sua figlia, e Santa sua madre.
Valentina Farinaccio, al suo primo romanzo (uscito per Mondadori nel 2016), affronta tematiche serie come la malattia, la morte, la perdita di una persona cara in giovane età, in un modo mai stucchevole, mai pesante, mai angosciante.
La sua scrittura vola leggera come le note musicali delle ricercate canzoni che cita (Farinaccio è una giornalista musicale), dà voce ad una bimba di cinque anni, ad una giovane donna innamorata rimasta vedova troppo presto, ad una madre un pò arcigna che perde un figlio; e lo fa sempre con un velo di ironia, ma con una finezza rara nel descrivere stati d'animo e punti di vista tanto diversi quanto vicini, perchè legati da un comune denominatore che è l'amore. Un amore mai perfetto, ma non per questo meno importante, un amore che dovrebbe avvicinare e invece spesso allontana, a volte inesorabilmente e per sempre.
I ricordi, i luoghi (Campobasso il loro paese d'origine), gli odori, il vecchio negozietto di libri ora diventato qualcos'altro, il citofono dei nonni, tutto appare così tangibile ed evoca nel lettore personali nostalgie dell'infanzia.
Valentina Farinaccio ha scritto un ottimo romanzo, una storia al femminile che non si dimentica facilmente e si legge con passione, un pizzico di nostalgia ed un sorriso sulla bocca.
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