Un paio di frasi che raccontano il libro. Una breve descrizione, qualche elemento che possa aiutare a cogliere l'essenza del libro ed aiutarvi a decidere se in questo momento è il libro giusto per voi.
domenica 7 giugno 2020
" Dormi stanotte sul mio cuore" di Enrico Galiano - Garzanti
" Siamo tutti silenzi in attesa della parola giusta."
" Come quando guardi un film o leggi un libro che ti prende tantissimo e a un certo punto non si sa perchè ma speri che sia tratto da una storia vera, o che almeno chi ha scritto la storia si sia ispirato a fatti realmente accaduti, ma poi alla fine compare la scritta - i personaggi sono frutto di fantasia-."
" Non trova le parole perchè il mondo è come quella città: un posto pieno di dolore, ma in cui bastano piccole schegge di bellezza per sentire tutta la meraviglia."
Mia non riesce più a sfiorare nessuno, non riesce ad avere amici, non interagisce coi compagni di classe, da quando non ha più avuto notizie di Fede.
Fede è stato in affido nella famiglia di Mia per poco più di un anno, quando Mia aveva dodici anni e lui uno di più. In quell'anno in cui sono stati "quasi fratelli", Mia è segretamente riuscita a farlo uscire dal suo rigoroso silenzio e ad insegnargli un pò di italiano (Fede è albanese), e con lui ha scoperto il primo abbraccio rassicurante ed i primi batticuore.
Improvvisamente però il ragazzo scompare dalla sua vita; i genitori di Mia lo cacciano di casa senza spiegarle il motivo, e passeranno anni fino a quando lei riuscirà a comprendere cosa fosse davvero accaduto e soprattutto chi è il vero Fede.
Premettendo che è il primo romanzo di Galiano che leggo e considerando che, da professore di scuola secondaria, si rivolge soprattutto ad un pubblico di adolescenti, posso affermare che si tratta di un buon libro, già partendo dal titolo (e considerando i titoli dei romanzi precedenti, direi che sono sempre d'impatto).
La storia che unisce Mia a Fede è una storia d'amore, un amore quasi platonico e duraturo quanto travagliato, un amore che appare spesso sbagliato, scorretto, azzardato, ma che è molto più puro di quanto sembri.
Galiano scava nei sentimenti degli adolescenti, porta a galla le loro paure, le loro debolezze, li esorta a non fermarsi alle apparenze e a non arrendersi, a lottare per trovare la loro strada.
Mia accetta quasi passivamente le scelte dei suoi amati genitori, ma crescendo si renderà conto che la sua verità, le sue sensazioni, meritano di essere tenute in considerazione, verificate, affrontate anche grazie ai saggi consigli della sua unica vera amica Margherita, sua ex insegnante dalla parlata squisitamente toscana ( seppur un pò troppo ripetitiva)...
"Dormi stanotte sul mio cuore", novità editoriale Garzanti, è un romanzo da consigliare soprattutto ai ragazzi per la sua saggezza, e allo stesso tempo agli adulti per la sua ingenuità, perchè la sua forza sta proprio in questa dicotomia; la poetica utopia di cui si nutre è in grado di catturare gli adolescenti e far sognare gli adulti, riportandoli indietro nel tempo, in quegli anni in cui tutto è così complicato quanto possibile.
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martedì 26 maggio 2020
" Magari domani resto" di Lorenzo Marone - Feltrinelli
" -È 'na fesseria, Sasà, un'illusione, ci fa più comodo ricordare solo le cose belle, perciò il tempo già vissuto ci sembra perfetto.-"
" I genitori dovrebbero insegnare a rincorrere le passioni, non i progetti."
" Alla mia età ancora non ho capito come confrontarmi con una donna tanto diversa da me, eppure uguale. E poi c'è la casa, che è quella dove sono cresciuta, nella quale dovrei sentirmi a casa, per l'appunto, e invece non è così, perchè i luoghi che lasciamo cambiano, proprio come cambiano le persone."
Luce Di Notte (un nome emblematico) è una trentacinquenne napoletana abituata a cavarsela da sola. Ha una madre bigotta e anaffettiva, un fratello che vive al nord, un padre che li aveva abbandonati quando erano ancora piccoli. È un avvocato ma lavora nello studio di un personaggio poco raccomandabile, vive sola nei Quartieri Spagnoli in cui è cresciuta, col trovatello cane Aleria (detto anche Cane Superiore) ed è stata da poco lasciata senza preavviso dal fidanzato convivente.
Luce è una donna combattiva, schietta, anticonformista, non si è mai mossa da Napoli, ha un anziano vicino che diventerà suo miglior confidente, e grazie al suo lavoro conoscerà un saggio ragazzino di sette anni che le farà provare per la prima volta il desiderio di diventare madre.
Questo è il secondo romanzo di Lorenzo Marone che leggo, e come il precedente (qui la recensione)l'ho trovato molto ironico, con tanti spunti di riflessione, tante frasi memorabili, ma devo dire meno convincente. Non so se sia perchè la voce narrante è in questo caso femminile, o perchè l'autore ha voluto strafare con digressioni e dialoghi eccessivamente introspettivi, tanto da risultare piuttosto improbabili, o forse perchè ho avuto la sensazione che la storia non decollasse mai veramente.
D'altro canto Marone scrive molto bene, ti strappa frequentemente un sorriso, descrive Napoli come solo un vero napoletano può fare, porta alla ribalta una protagonista realmente femminista, e ci fa riflettere in modo mai banale su famiglia, amore, scelte di vita.
Soprattutto lancia un messaggio che è anche il titolo del romanzo; "magari domani resto", perchè Marone va controcorrente, rassicurandoci del fatto che non sempre il viaggio, lo spostamento continuo siano l'essenza della vita e unica soluzione ai propri problemi. C'è anche chi resta, chi non fugge e sceglie coraggiosamente di provare a far funzionare le cose proprio lì dov'è nato e dove forse vivrà per sempre.
" Essere abitudinari non è poi così da sfigati. I bambini sono abitudinari. E i cani. Il meglio che c'è in giro."
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lunedì 4 maggio 2020
" Storia di chi fugge e di chi resta" di Elena Ferrante - Edizioni E/O
" La vita di un altro, disse, prima ti si attacca nella pancia e quando finalmente viene fuori, ti fa prigioniera, ti tiene al guinzaglio, non sei più padrona di te.(....) È come se ti fossi fabbricata il tuo stesso tormento,"
" Non c'era modo con lei di acquietarsi, ogni punto fermo del nostro rapporto prima o poi si rivelava una formula provvisoria, presto le si smuoveva qualcosa nella testa che la squilibrava e mi squilibrava."
" - Vedi? Nelle favole si fa come si vuole e nella realtà si fa come si può."
"Storia di chi fugge e di chi resta" è il terzo capitolo della quadrilogia de "L'amica geniale"; avevamo lasciato Lila in una situazione di disagio scaturita dalla separazione dal marito Stefano, dopo la quale si era ritrovata sola con un figlio da crescere e senza nessuna stabilità economica. Quando Lenù va a trovarla la trova operaia in una ditta di frattaglie e quasi non la riconosce più.
Lenù invece a Pisa ha conosciuto Pietro ed è prossima ad un prestigioso matrimonio, nonchè reduce dal successo della pubblicazione del suo primo romanzo.
Con queste premesse inizia il nuovo capitolo della saga che ha appassionato milioni di lettori di tutto il mondo, capitolo che vede le protagoniste ormai adulte cercare un riscatto dalle loro origini, e attraversare gli ultimi anni Sessanta e poi i Settanta, in un contesto storico e sociale fitto di grandi cambiamenti, rivolte, terrorismo, movimenti femministi.
Se Lenù pare proprio aver trovato la sua strada, ben lontana dal "rione", Lila sembra non riuscire mai a separarsene davvero, nonostante tutto.
Come recensire un romanzo di Elena Ferrante? Si tratta di un'impresa impossibile, i suoi romanzi è vero non sono per tutti ma bisogna solo leggerli, immergersi nelle storie, nelle parole, e lasciarsi trasportare.
Ogni volta che inizio un suo romanzo, mi chiedo come abbia fatto a leggere piuttosto velocemente il romanzo precedente, visto che le pagine non sono poche e sono fitte di parole, di ragionamenti, di analisi introspettive, di particolari. Ecco, questa considerazione la dimentico regolarmente dopo poche pagine, perchè è vero che sono romanzi da leggere con la dovuta attenzione, ma è vero anche che ti ipnotizzano, ti rapiscono dalla realtà e ti trascinano pagina dopo pagina verso la fine, al punto che quando arriva l'ultima pagina controlli davvero se non ce ne siano altre.
Avevo lasciato la saga a metà, dopo aver letto "Storia del nuovo cognome", ma dopo aver visto l'omonima serie televisiva, perfettamente riuscita grazie anche alla collaborazione della stessa autrice, ho sentito il bisogno di leggere i capitoli successivi, e l'aver visto la trasposizione televisiva è stato (in questo caso più unico che raro!) un valore aggiunto.
In questo capitolo finalmente Lenù ottiene un ruolo da vera protagonista mentre Lila resta un pò più sullo sfondo. Si ritrovano vecchi personaggi della loro infanzia e se ne aggiungono di nuovi, ma il passato ritorna sempre, è sempre in agguato per entrambe, si incastra tra le pieghe del loro presente e anche in quelle del loro futuro.
La loro amicizia attraversa periodi di totale distacco ad altri di riavvicinamento improvviso, ma è sempre sul filo del rasoio, sempre ricca di cose non dette, di pensieri inconfessati, di rese dei conti mai affrontate apertamente.
Forse è proprio questo che chi legge sta davvero aspettando, la resa dei conti, che forse arriverà nell'ultimo romanzo che chiude, ahimè, la quadrilogia.
Intanto, una frase del libro spiega con semplicità il fulcro de "L'amica geniale", ed è questa: "Una comunità che trova naturale soffocare con la cura dei figli e della casa tante energie intellettuali di donne, è nemica di se stessa e non se ne accorge."
Chapeau, signora Ferrante.
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domenica 19 aprile 2020
" L'estate più bella della nostra vita" di Francesca Barra - Garzanti
" Lei viveva in continua attesa di un riscatto sociale. E dunque tutto ciò che aveva a che fare con la memoria le puzzava di vecchio e di superato."
" A casa, a sognare l'estate più bella della nostra vita. Che però non arrivava mai."
" Solo che c'è un momento in cui ti confronti con le tue fantasie, e se rinunci diventi più forte."
Ida, Rossella e Beatrice sono tre sorelle nate e cresciute in un piccolo paese della Basilicata, un luogo da cui Ida e Rossella non vogliono e non riescono a separarsi, contrariamente a Beatrice che ha sempre mantenuto le distanze dalla sua famiglia, dai suoi compaesani, dalle sue origini, convinta di meritare di più.
La loro infanzia e adolescenza viene narrata a voci alternate da tutte e tre, permettendoci di cogliere i loro punti di vista e le loro emozioni più nascoste. Nella seconda parte invece il testimone passa ai ragazzi; i figli di Ida e quelli di Beatrice, il loro ritrovarsi, conoscersi e imparare ad amarsi sullo sfondo di quei luoghi che hanno visto crescere le loro madri.
"L'estate più bella della nostra vita" è un romanzo che parla di legami famigliari spesso complicati, di amori nati da ragazzi, di vite che cambiano irrimediabilmente e troppo presto, di luoghi che ti entrano dentro per restarci per sempre.
Personalmente, ho trovato la prima parte molto promettente ed interessante; i punti di vista delle tre sorelle, le loro personalissime sensazioni, i loro sogni, fanno sperare in una sviluppo della storia migliore di quanto poi si riveli nella seconda parte in cui i protagonisti diventano degli adolescenti dei giorni nostri e la narrazione diventa piuttosto banale e piatta, perde l'intensità con cui era partita.
Quello che resta invariato dall'inizio alla fine è invece l'amore dell'autrice per i luoghi in cui lei stessa è nata, che traspare da ogni descrizione e trasporta il lettore in quei paesini arroccati, su quelle spiagge incontaminate, ne fa sentire gli odori, percepire le atmosfere.
"L' estate più bella della nostra vita" è un romanzo intriso di positività, di speranza, di buone intenzioni, una lettura piacevole soprattutto in questo periodo in cui avremmo tutti bisogno di una vera e calda estate.
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martedì 7 aprile 2020
"Da dove la vita è perfetta" di Silvia Avallone - Rizzoli
" Che ne sapeva lui, di cos'era un'amicizia femminile? C'era sempre una quota d'amore viscerale, tra due donne, altrimenti si trattava solo di conoscenti."
" Era un narratore, non un protagonista. Non poteva vivere una vita sua, solo quelle degli altri."
" Cercava lo scontro, lo voleva. Perchè se niente aveva senso, allora tanto valeva distruggere tutto."
" Pensò che era una delusione, dopo. Dopo aver sognato, voluto, desiderato. La realtà era sempre diversa."
" Perchè i luoghi sono persone, di più: è dove rimangono per sempre le persone."
Adele ha solo diciassette anni quando la vita la pone davanti ad una scelta troppo difficile per la sua età. Manuel vuole uscire da quella realtà decadente in cui è nato e cresciuto, ma lo fa nel modo sbagliato. Dora ha un matrimonio quasi felice, ma non può vivere senza diventare madre e con Fabio, suo marito, tenta qualsiasi strada, in un percorso che li deteriora come coppia e come individui. Zeno è solo un ragazzo, ma non vive per assistere la madre gravemente depressa, e spia Adele dalla finestra di casa.
Intorno a loro ruotano numerosi altri personaggi, la realtà dei "Lombriconi", un quartiere degradato di una periferia qualsiasi, storie di genitori imperfetti, di figli disperati, di fratelli, sorelle, mariti, madri.
Storie di scelte, decisioni, fughe, rabbia e voglia di riscatto, disperazione e autodistruzione, di chi tocca il fondo per poi risalire, o almeno tentare, ma anche di chi lo tocca per sprofondare ancora più giù.
Silvia Avallone è l'autrice di "Acciaio", un romanzo a me molto caro, uno di quei romanzi che ti restano dentro, mentre "Da dove la vita è perfetta" è uscito nel 2017.
La sua scrittura è sempre molto efficace, il suo parlare di periferie, di "ultimi", non solo "ultimi" in ordine di ceto sociale, il dar voce anche agli aspetti più bui e distruttivi presenti in ognuno di noi, sono la sua cifra stilistica.
Non si può dire che questo non sia un bel romanzo, ma è un romanzo forse fin troppo corale ed ambizioso; i personaggi sono tanti, le storie si alternano continuamente, sarebbe un libro da leggere quasi tutto d'un fiato per evitare di perdere continuamente il filo.
Non so se sia stata solo una mia impressione ma, andando avanti di pagina in pagina, si ha come la sensazione di essere sempre in attesa di un "climax" che sembra non arrivare mai.
Insomma una buona lettura, una brava scrittrice, ma non una piena promozione.
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domenica 1 marzo 2020
" L' amore imperfetto " di Nunzia Volpe - Mursia
"Chiusi gli occhi ma solo per un istante perchè era mille volte meglio l'azzurro dei suoi occhi che il buio nella mia testa."
" Sarei dovuta salire sul tavolo e distruggere tutto: io non facevo più parte di quella casa, di quegli oggetti, di quella famiglia. Non era giusto che ritrovassi tutto com'era rimasto, che ogni cosa avesse retto alla mia assenza, proprio come se io non fossi mai stata lì, come non fossi mai esistita."
" Io sono guasta, sono come acqua ferma, se mi smuovi viene a galla la melma."
Sofia ha quindici anni ed è in chiesa con l'amata nonna paterna. Non sono ad una normale messa ma ad un funerale, e non di una persona qualsiasi ma di sua madre, uccisa per mano di suo padre.
La sua vita viene stravolta per l'ennesima volta; in quindici anni Sofia è stata felice ben poche volte, è stata vittima di violenza fisica e psicologica, sradicata in tenera età da quella che lei considerava la sua unica casa, e soprattutto non ricorda più cosa sia l'amore.
Fino a quando, in vacanza a Varenna, conosce Emma, sua coetanea ma con una vita molto diversa alle spalle, che la aiuterà ad affrontare quei demoni che non le danno tregua e le dimostrerà di poter ancora amare ed essere amata.
Secondo romanzo della milanese Nunzia Volpe
(dopo "La bambina che parlava alla luna", qui la mia recensione), edito da Mursia ed uscito da pochissimi giorni, "L' amore imperfetto" è un romanzo sorprendente, doloroso, forte, che con la sua potenza narrativa non risparmia e non nasconde, mostra tutto il peggio di cui la natura umana può essere capace, ci ricorda che certe situazioni ai limiti esistono davvero, non soltanto nella nostra immaginazione e neanche poi tanto lontano da noi.
Sofia è una protagonista difficile da dimenticare; la si vorrebbe salvare, soprattutto dalla sua infanzia negata, dalla sua adolescenza tutta da rifare, dalle spietate condanne dei suoi genitori, dalla debolezza della sua adorata nonna, dalla violenza che l'accompagna quotidianamente fino alla morte della madre Carmela.
Emma, coi suoi limpidi occhi azzurri e la sua chioma rossa, rappresenta per lei il futuro, la riscoperta dell'amore, la possibile salvezza da quella pioggia incessante che fa da sfondo a tutti i momenti peggiori della sua vita.
Era tanto che non mi imbattevo in un romanzo così potente, un romanzo che speri non finisca mai e da cui il distacco risulta quasi doloroso. Mi succede di solito con i romanzi di Valentina D'Urbano, che come Nunzia Volpe parla delle periferie in cui sono entrambe cresciute (una a Roma e l'altra a Milano, ma le periferie più difficili di solito non hanno collocazione, sono realtà isolate, dure, chiuse in se stesse), e difficilmente con altri romanzi, ma in questo caso sono rimasta piacevolmente sorpresa e spero davvero che questa storia abbia il successo che merita e che in molti possano soffrire e rinascere insieme a questa indimenticabile protagonista, ricordando che l'amore, in fondo, non è mai qualcosa di perfetto. Questo splendido libro è ordinabile qui:
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giovedì 20 febbraio 2020
" La Strada " di Ann Petry - Mondadori
" Sarebbe stato meglio ancora nascere senza cervello, in modo da essere del tutto ignari di qualsiasi cosa, senza nemmeno sapere che esistevano posti inondati di sole e buon cibo nei quali i bambini erano al sicuro."
"Nessuno può vivere in una strada così e rimanere una persona perbene. Prima o poi la strada se li sarebbe presi tutti, perchè risucchiava via l'umanità alla gente, in modo lento, sicuro, inevitabile."
Lutie Johnson è una giovane ed attraente donna afroamericana, vive a New York e più precisamente nel quartiere di Harlem, negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Lutie ha un figlio di otto anni, Bub, che si trova a crescere da sola dopo che, come la maggior parte delle donne del quartiere, si è separata dal marito, fedigrafo e nullafacente.
Lutie si barcamena cercando di sbarcare il lunario con un lavoro che la constringe a lasciare solo Bub dopo la scuola; la sua maggiore preoccupazione è proprio quella di non sapere cosa faccia Bub in quelle ore da solo, costretto a uscire per non restare nell'asfittico tugurio in cui sono costretti a vivere, in balia della strada e dei disperati personaggi che la animano.
Se da una parte Lutie non vede vie d'uscita alla loro già scritta sorte, sebbene non si fidi davvero di nessuno e sia letteralmente schifata da tutti e tutto ciò che la circonda, in fondo crede ancora nel famoso "sogno americano". Lutie spera in una possibile rivalsa, spera di poter migliorare la loro situazione studiando e lavorando, perchè nessuno ti regala nulla e perchè i soldi non bastano mai. Bub deve rendersene conto subito, per questo lei gli parla continuamente di sacrifici e del valore dei soldi, per questo s' infuria quando Bub cerca di guadagnare qualcosa come fanno gli altri bambini, perchè la strada non deve diventare il loro destino, la strada li può inghiottire come ha fatto con gli altri, come ha fatto con l'emaciato e viscido custode del loro decadente palazzo, con Mrs Hedges che vive incollata alla sedia davanti alla finestra, con la povera Min...
Lutie sa che la strada ti inghiotte, ti distrugge, ti abbruttisce, ti uccide, e spesso chi riesce ad uscirne non cambia mai veramente, tutto quell'orrore ti resta dentro e non ti renderà mai una persona migliore.
Lei però deve continuare a lottare e soprattutto a sperare, deve farlo per Bub, deve portarlo in una casa degna di quel nome, deve trovare un lavoro che le permetta di non lasciarlo solo dopo la scuola, deve farcela, e forse una luce in fondo al tunnel la intravede davvero, forse...
"La Strada",pubblicato negli Stati Uniti nel 1946, è il primo romanzo scritto da una donna afroamericana che vendette più di un milione di copie, ebbe un impatto molto forte come si può immaginare e ancora oggi leggerlo è un colpo al cuore.
Pubblicato in Italia nel 1947, si è poi perso nei meandri della storia risultando purtroppo praticamente introvabile, per essere finalmente ripubblicato quest'anno da Mondadori.
I contenuti risultano ancora tristemente attuali; il razzismo, il vedere la donna sola come una preda, il grande divario senza vie d'uscita tra ricchi e poveri.
Ann Petry non si limita a vedere la realtà dal punto di vista di Lutie, entra infatti nella mente e nella vita degli altri personaggi, anche dei più reietti, analizza minuziosamente ogni aspetto, ogni sensazione, ci trasporta davvero ad Harlem negli anni Quaranta, ci fa sentire braccati, messi alle strette, disperati come Lutie e come Bub, e non si può non fare il tifo per loro fino alla fine, continuando a sperare che la strada non inghiotta definitivamente anche le loro fragili vite.
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