lunedì 10 agosto 2026

" Stai zitta " di Michela Murgia

Oggi, terzo anniversario della morte dell'insostituibile Michela Murgia, ho finito di leggere un altro dei suoi fondamentali libri, "Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire più ".
Letto in un paio di giorni, è un libro che TUTTI dovrebbero leggere per capire le basi del femminismo, per comprendere le basi della nostra cultura, silenziosamente patriarcale.
Leggere queste pagine equivale ad ascoltare ancora una volta la voce che più mi manca in assoluto nel panorama culturale italiano, sono pagine che scivolano via velocemente, che fanno riflettere e mettono nero su bianco concetti ovvi soltanto in apparenza. 
C'è un gran bisogno di queste parole, ci sarebbe un grande bisogno di ascoltare ancora Michela con la sua dote rara di esprimere con le parole pensieri mai scontati. 
Difficile riportare qui solo alcune frasi.
Leggete e rileggete questo libro, continuate ad ascoltare Michela, tenete viva la sua memoria e il grande lavoro che ha fatto nella sua troppo breve vita.

" L'unico potere che il patriarcato riconosce come legittimo è quello che ti concede, mai quello che ti prendi da sola."

" Così un uomo che dissente è una voce coraggiosa che non le manda a dire, mentre una donna che dissente è una rompipalle che ha sempre da ridire su tutto." 

" A una donna non bisogna chiedere alcun permesso, perché è la sua stessa esistenza di creatura desiderabile ad autorizzare la manifestazione del desiderio. Questo impianto di pensiero ha un nome: si chiama "cultura dello stupro" e ha conseguenze quotidiane che fatichiamo ancora a riconoscere come violenza. "
" Ogni volta che accettiamo di sorridere davanti a un approccio sgradevole stiamo contribuendo a rendere legittime le molestie verso tutte le donne."

sabato 8 agosto 2026

"L'imperfetta meraviglia" di Andrea De Carlo - Giunti Editore


Soffro nel fare questa recensione.
Soffro perché De Carlo è stato per decenni il mio autore preferito, quello di cui non perdevo un libro, quello che con le sue storie ha accompagnato la mia gioventù. 
Nessuno era come lui.
Poi ho iniziato a perdermi un po' dei suoi nuovi romanzi, ma sempre con la certezza che quando li avrei recuperati lo avrei sempre ritrovato lì, puntuale, preciso, incapace di deludermi. 
Questo romanzo però ha fatto crollare le mie certezze. 
Pubblicato nel 2016, è la storia di come due vite tanto diverse come quelle di Nick e Milena si intrecciano e si sconvolgono a vicenda.
Il problema è che la storia non sta in piedi e non porta da nessuna parte, purtroppo. 
Tanti capitoli superflui, tante informazioni su entrambi i protagonisti, tanta attesa per...poco o nulla. Situazioni grottesche e surreali (forse un tentativo di "commedia " ?), personaggi banali, lodi esagerate al gelato prodotto dalla protagonista (ok, va bene cercare qualcosa di più profondo e poetico, ma non esageriamo, insomma è sempre un gelato!), una storia inconsistente che non si sa dove si voglia andare a parare. Inoltre ho trovato particolarmente fastidioso il chiamare per tutta la durata del libro i due protagonisti SEMPRE per nome e cognome (tra l'altro quello di Nick è un cognome impronunciabile!).
Insomma, di questo libro salvo solo la copertina col gelato in primo piano e il piacevole sfondo celeste.
Però caro Andrea De Carlo (nome completo, nota bene...) un capitombolo in decenni di libri memorabili ci sta, te lo perdono, e confido nei prossimi tuoi titoli che prima o poi recupererò. 
Con affetto.

 "È incredibile come offrire gratis qualsiasi cosa susciti diffidenza." 

" ...incredibile che possa offendersi a sentirsi definire abominevole, quando si impegna così incessantemente per esserlo."

" Se la soluzione fosse scegliere la sua vita, prima di scegliere con chi vorrebbe condividerla?"






mercoledì 22 luglio 2026

"Le notti bianche " di Fedor Dostoevskij - Tascabili Bompiani

Confesso, non senza vergogna, che questa è la prima opera di Dostoevskij che leggo.
Anzi, penso sia proprio la prima opera russa che abbia mai letto!
Per questo sono partita da un libro breve, non sapendo bene cosa aspettarmi.
"Le notti bianche" è in realtà un racconto da lui scritto in giovane età, all'inizio della sua carriera di scrittore. Ambientato nelle notti bianche estive di San Pietroburgo, narra l'incontro fortuito tra il protagonista e una ragazza trovata in lacrime per strada, Nastenka. I due si danno appuntamento per poche notti e si scambiano segreti, sensazioni, confidenze; sono due solitudini che si incontrano, due vite ancora incompiute che cercano un modo per uscire da quel torpore, da quelle esistenze finora solo sussurrate.
Il finale arriva poi secco e inaspettato, proprio come è la vita.
Un racconto molto intimo, introspettivo, che nonostante sia stato scritto nell'Ottocento risulta ancora estremamente attuale.

"Così, quando siamo infelici, sentiamo più intensamente l'infelicità altrui; il sentimento non si dissolve, ma si concentra..."






mercoledì 15 luglio 2026

"Una stanza tutta per sè" di Virginia Woolf - Feltrinelli

Non sono solita leggere saggi ma ho fatto un'eccezione per questo piccolo manifesto femminista risalente al 1929.
Avevo letto e studiato Woolf al liceo, quando il suo modo di scrivere non mi aveva mai particolarmente convinta e coinvolta, la ritrovo ora e provo purtroppo le stesse sensazioni. 
D'altro canto il valore di questo breve saggio, tratto da sue conferenze sul tema delle donne nella cultura, ha avuto e ha ancora un grande valore nello studio della situazione femminile😭 in quel contesto storico e culturale. 

"Una donna, se vuole scrivere romanzi, deve avere soldi e una stanza per sè, una stanza propria."

"Perciò Napoleone e Mussolini insistono così enfaticamente sull'inferiorità delle donne, perché se queste non fossero inferiori, non servirebbero più a raddoppiare gli uomini. "





giovedì 25 giugno 2026

"Cose che ti dico mentre dormi" di Enrica Tesio - Bompiani

Enrica Tesio è una maga, una maga delle parole.
Lo sapevo e ne ho avuto l'ennesima conferma leggendo questo suo breve romanzo in cui ogni capitolo inizia con una filastrocca dedicata alla persona a cui si rivolge durante la notte.
Un'idea così poetica e così realistica allo stesso tempo, perché proprio di notte riaffiorano ricordi, pensieri, rimpianti, nostalgie e i filtri cadono, e il flusso di pensieri scorre  con sincera onestà. 
Enrica scrive soprattutto alla madre, morta da poco, e a cui la legano sentimenti e ricordi contrastanti (come a tutti noi, del resto). Scrive al padre, al compagno, ai figli, alla sua storica amica, e poi di nuovo alla madre.
Come sempre gioca abilmente con le parole e commuove ma sempre con allegria.
Leggere un suo libro è come andare un po' in terapia, è premiarsi con qualcosa di buono, è sorridere anche dove non pensavamo di poterlo fare.

" Alle madri dicono di dormire mentre dormono i figli, che consiglio assurdo pensavo quando lo dispensavano a me. Se dormo quando loro dormono, allora quando dovrei vivere?"

" Dicevate che ero una bambina matura per la mia età,  è possibile che fossi solo una bambina preoccupata."

"Il ricordo è un filtro bellezza."

"Se le madri ricevessero i figli già quattordicenne ci sarebbero una marea di trovatelli brufoli davanti ai conventi abbandonati nella loro stessa cestadi roba sporca." 

"Sono brutali tra di loro, gli adolescenti al telefono soprattutto si parlano per monosillabi. Si chiamano per chiedersi di uscire, attaccano e non si sono chiesti di uscire, si mandano vocali per chiedersi di uscire. Non escono."

"Lo so adesso, i figli ti obbligano all' amore, non c'è alternativa, ma alcuni ti fanno detestare chi si, altri ti mettono al sicuro. "

domenica 31 maggio 2026

"Attraversare i muri - Un'autobiografia" di Marina Abramović - Bompiani


Era da tempo che volevo leggere l'autobiografia di un'artista così celebre e fuori dagli schemi e devo dire che non mi ha delusa.

430 pagine per una vita pazzesca, mai monotona, iniziata nel 1946 nell'ex Jugoslavia comunista di Tito, con genitori eroi di guerra, una madre severissima e per nulla affettuosa. Marina cresce con un'educazione al lavoro ferrea e questo sarà fondamentale per la sua arte e la sua incredibile carriera.
Finché visse nella casa materna, dovette rispettare tassativamente il coprifuoco alle 22.30, ma successivamente la sua vita iniziò ad essere in continuo movimento, una continua ricerca di un'arte per tutti, un'arte mai statica, in continua evoluzione, che mise sempre a dura prova il suo corpo come la sua mente.
La relazione con Ulay all'inizio della sua carriera, le relazioni successive, l'infinita lista delle sue mastodontiche performances, il tutto raccontato con onestà, trasparenza, con la voce di una donna moderna, una pioniera anche dell'emancipazione femminile, nonostante relazioni non propriamente fortunate.
Se cercate il racconto di una vita fuori dagli schemi, questo è il libro giusto.

"Avevo scoperto una nuova versione di me stessa, in cui il dolore non aveva importanza. Non è che il cambiamento nella mia mente avesse fatto scomparire il dolore. Semplicemente, questo se n'era andato da qualche altra parte."

"L'unica arte che mi interessa è quella in grado di cambiare l'ideologia della società...L'arte che insegue valori esclusivamente estetici è incompleta."

" Non potevi andare da nessuna parte se non dentro di te. E il punto era questo. La gente trabocca di doloree tutti cerchiamo di ricacciarlo giù. E se reprimi per troppo tempo il dolore emotivo, questo diventa dolore fisico."

"Può essere l'arte isolata dalla vita? Deve esserlo? Cominciai a essere sempre più convinta che l'arte deve essere vita - deve appartenere a tutti."



sabato 25 aprile 2026

"I giorni di Vetro" di Nicoletta Verna - Einaudi


Solo due parole: che libro!
Ne avevo sentito parlare solo in maniera positiva, ed era inevitabile.
Nicoletta Verna ha scritto un romanzo storico che parla di Seconda Guerra Mondiale ma soprattutto della nostra Resistenza, di chi ha lottato e pagato spesso con la vita, per la nostra libertà. 
Nell'intreccio di vite di donne a cui il destino non risparmia nulla, nella loro incredibile resilienza, si dipana una storia indimenticabile, avvincente e mai scontata, mai noiosa, ma a tratti feroce, cruda, durissima.
Redenta e le sue sorelle, nonna Fafina, Iris; i loro destini, le loro lotte, le loro fragilità, la loro forza. Impossibili da dimenticare. 
Un libro che andrebbe letto nelle scuole, perché se le storie personali dei personaggi sono aderenti alla realtà ma frutto della fantasia dell'autrice, gli eventi storici sono realmente accaduti e ci fanno toccare con mano anni durissimi, sconvolgenti, che spesso letti sui libri di storia sembrano solo astratti fatti di troppi anni fa.
Nicoletta Verna ha scritto un vero, grande libro, ha messo nero su bianco una storia e dei personaggi impossibili da dimenticare. 
Leggetelo.

" Avrei voluto dirgli che non ero muta: stavo zitta. Tutti non facevano che parlare, e nel farlo litigavano,  si offendevano e si maledicevano. A me sembrava che più parlavano e meno si capivano. Per questo stavo zitta."

" - No che non ti ammazza, - avrei voluto dirle. - Purtroppo resti viva. E domani ti ricorderai di questa pena e ti sembrerà che non sia mai finita. Perché il male che patisci una volta lo patisci per sempre."

" Ma non ci sono parole migliori, ci sono parole e basta, e per loro natura sono impreciso e vaghe, vuote parole a cui deleghiamo il peso impossibile di tradurre la sostanza della vita in argomenti comprensibili, tollerabili. " 

" Le speranze sono gli scarti della felicità: ciò che ci tiene vivi quando il resto si decompone. "

" Muori come ti pare, ma non per mano sua."

" Questa guerra maledetta ha ammazzato tutti, anche i vivi, - mormora. - È perché i vivi non sono proprio vivi: sono superstiti."

martedì 7 aprile 2026

"Cime tempestose " di Emily Brontë - Einaudi

Premetto che non ho visto il film (nè l'ultimo nè quelli precedenti) ma grazie all'uscita del film ho deciso di rimediare alla grave mancanza di non aver mai letto questo classico della letteratura vittoriana o forse meglio dire gotica.
Cime Tempestose è l'unico romanzo di Emily Brontë (e qui confesso anche la terribile colpa di aver confuso le sorelle, avendo letto Jane Eyre in gioventù) ed è "Il romanzo".
Pur essendo stato pubblicato nel 1847 è di facile lettura e i temi dell'amore tossico, della dipendenza, dei soprusi e del patriarcato lo rendono più attuale di quanto si possa credere. 
Le atmosfere cupe di Wuthering Heights, la vita tormentata dei protagonisti,  le passioni violente, gli elementi soprannaturali, rispecchiano appieno la letteratura gotica. 
Si sente spesso identificare questo romanzo come una storia d'amore; ecco, la definizione mi pare abbastanza azzardata.
Quella di Brontë è più che altro una storia di violenza, di prevaricazione e follia; di amore c'è molto poco, forse perché la stessa autrice non l'aveva mai realmente vissuto.
Vale la pena leggerlo? Sì, assolutamente. Con la consapevolezza di quanto sia duro, spietato, insondabile e di quanto i personaggi siano tutti profondamente detestabili, in un modo o nell'altro. 

"Lui non saprà mai quanto lo amo: e non perché sia bello, Nella, ma perché lui è me, più di quanto io sia io. Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono uguali..."

"Non permetterà mai a chi gli vuole bene di sentirsi a proprio agio, e nemmeno lui lo sarà mai!"

" Voi invece, signor Heathcliff, non avete nessuno che vi ami: e per quanto possiate renderci infelici, a vendicarci sarà il pensiero che la vostra crudeltà nasce da un'infelicità più grande della nostra".

"Il mondo intero è una terribile raccolta di testimonianze che lei è esistita, e che io l'ho perduta." 

domenica 22 marzo 2026

"Open" di Andre Agassi - Einaudi


Il tennis, questo sconosciuto.
Andre Agassi; lo ricordavo bene. Uno dei simboli degli anni Novanta, dal look stravagante, carino e dall'aria simpatica, ben abbinato ad un'attrice famosa come Brooke Shields (che non so perché non mi ha mai convinta molto).
Ecco, non avevo dei validi motivi per leggere una simile autobiografia, se non fosse che già da anni ne sentissi parlare in modo positivo (forse per la prima volta dalla mia ispiratrice Bignardi) e finalmente mi sono decisa.
Con l'aiuto di uno scrittore Premio Pulitzer (J.R. Moehringer) Agassi ripercorre con dovizia di particolari (a volte anche troppi) e grande onestà la sua vita; dall'infanzia con un padre che lo inizia al tennis in modo violento e ossessivo, fino alla fine della sua carriera.
Tra queste pagine si scopre cosa ci può essere dietro una carriera sportiva costellata di successi, quanti sacrifici, fragilità, tempo infinito trascorso sugli aerei, vita privata sempre sotto gli occhi del mondo, ma soprattutto si capisce che le belle persone esistono ancora e Andre Agassi ne è sicuramente un esempio.

È un libro ben scritto, sicuramente avrebbe potuto essere più breve (sono più di 400 pagine), magari non raccontare così dettagliatamente i moltissimi match giocati durante la lunga carriera durata più di vent'anni, ma il racconto dei legami con i principali componenti del suo staff, che sono per lui più di una seconda famiglia, la sua sensibilità, generosità che lo porteranno a compiere azioni importanti, valgono sicuramente la lettura.

" Il tennis è lo sport in cui parli da solo. Nessun atleta parla da solo come i tennisti. (...) Perché il tennis è uno sport così maledettamente solitario." 

"Penso alla rabbia imbottigliata dentro mio padre, come il fiume Colorado dentro la diga di Hoover. È soltanto questione di tempo prima che erompa. L'unica cosa che tutti noi possiamo fare è arrampicarsi più in alto possibile. Per me questo significa vincere. Vincere sempre."

"A Gil piace guidarmi ordini quando mi sto allenando, ma il suoi urli non hanno niente in comune con quelli di mio padre. Lui urla d'amore."

" Mi dico: ricordatelo. Tienitici stretto. È l'unica perfezione che esista, la perfezione di aiutare gli altri. È l'unica cosa che possiamo fare che abbia un valore o un significato duraturo. È per questo che siamo qui."



martedì 10 febbraio 2026

"Nostra solitudine" di Daria Bignardi - Mondadori


Ogni volta che leggo un libro "della Daria" (così sono solita chiamarla da anni,  così dicevo quando la sera mi dovevo assolutamente tenere libera per vedere un suo programma; no, io stasera "ho la Daria"), mi sembra di vedere messi nero su bianco dei pensieri, dei ricordi, delle considerazioni che sono anche mie.
Questo suo ultimo libro è una specie di diario personale degli ultimi anni, soprattutto dei suoi viaggi più recenti in Paesi mediorientali, anzi non un diario perché non c'è una cronologia, diciamo che sono appunti intimi, a cuore aperto.
Si parla di solitudine, come suggerisce il titolo, si indaga sulla solitudine partendo da un'accezione affatto negativa perché, come già si evinceva dai suoi precedenti romanzi, per Bignardi la solitudine è un rifugio, una costante, un ricordo positivo della sua infanzia e un privilegio del suo presente.
Si parla di ricordi, di desideri, di pensieri, si viaggia in Paesi anche difficili, si tocca con mano la questione palestinese.
Giunti all'ultima pagina non si può non esserle riconoscenti per aver ancora una volta condiviso con noi la sua empatica e sincera percezione del mondo, i suoi pensieri mai banali e mai stucchevoli, che la rendono sempre così vicina a chi la legge. 

P.s. in occasione di una delle presentazioni di questo suo ultimo libro, sono finalmente riuscita a conoscerla personalmente e incontrarla è stata una piacevolissima conferma. 

"Chissà tra quanti anni si potrà visitare rabbrividisco il Museo della Guerra di Gaza."

"La mia era una pancia contenta: quelli della gravidanza in fondo sono gli unici mesi in cui realmente non sei solo."

"Tra i trenta e i cinquant'anni le donne che hanno figli o genitori anziani, cani, passioni, una vita, un lavoro - ma anche quelle che non lavorano fuori casa- vivono come a cavallo di un razzo impazzito."

"Il ricordo della schiavitù di dover pensare, procurare e preparare tre pasti al giorno sette giorni su sette per quasi vent'anni mi angoscia ancora."

lunedì 2 febbraio 2026

"Moriremo tutti, ma non oggi" di Emily Austin - Blackie Edizioni


Ci tenevo tanto a leggere questo libro; titolo e copertina mi hanno subito incuriosita, e non sbagliavo.
Gilda è una pazza o una filosofa? 
Beh, un po' entrambe le cose, una filosofa pazza, una ragazza ossessionata dalla morte. Anzi, dal senso della morte, no soprattutto dal senso della vita, della nostra esistenza, delle convenzioni a cui ci pieghiamo ineluttabilmente...tutti meno lei in effetti, perché lei riesce a rimanere un po' fuori da tutti gli schemi fino a risultare davvero pazza, fino a convincersi di esserlo davvero.
Anche chi legge, se si riconosce in tante delle domande e dei dubbi di Gilda, penserà ad un certo punto di esserlo!
"Moriremo tutti, ma non oggi" è un romanzo originale, profondo con ironia, leggero con profondità, pervaso di commovente ironia, estremamente sincero.
Ho letto poi la storia della giovane casa editrice nata a Barcellona e ora con sede anche a Milano, e mi sembra un progetto bellissimo e originale a partire dal nome; un omaggio a "Blackie, cagnolina quasi leggendaria che non si stancava mai di vivere, proprio come le nostre idee". E con questo incipit, ha ovviamente altissime probabilità di diventare la mia casa editrice preferita.

"Ho deciso di non chiamare un'ambulanza perché non mi piace attirare l'attenzione."

"Devo scacciare la tristezza che provo per Grace e per Rosemary e per l'anziana signora con l'amnesia e rinchiuderla nelle profondità delle caverne del mio stomaco, insieme ai pensieri sui gatti nelle case in fiamme, perché è questo che vuol dire esistere. È così che le persone sopravvivono. "

"Mi chiedo quanto spesso mi capiti di occupare posti che sono stati abitati di recente da persone morte. Mi chiedo chi occuperà i posti in cui ho abitato io, una volta che sarò morta."

giovedì 22 gennaio 2026

"Come l'arancio amaro" di Milena Palminteri - Bompiani

Ci ho messo mesi a finire di leggere questo romanzo, che tra l'altro è in cima alle classifiche da parecchio tempo e ha vinto il Premio Bancarella, motivo per cui ci tenevo a leggerlo, soprattutto dopo le tante recensioni entusiaste lette. 
A mia discolpa specifico non sia un romanzo proprio brevissimo, supera infatti le 400 pagine.
Il problema però non è stato quello.
La storia si svolge su due piani temporali differenti, nella Sicilia degli anni Venti e in quella degli anni Sessanta.
Le storie di tre donne molto diverse tra loro si intrecciano; Nardina, Sabedda e Carlotta, e un segreto che le unisce, sullo sfondo di una Sicilia che cambia in concomitanza a fatti storici emblematici e alle problematiche da sempre legate alla condizione femminile. 
Un romanzo complesso, scritto in parte in dialetto, una coralità di personaggi forse un po' caotica. Ecco, caotico. Il problema di questo romanzo è questo, è il caos. Probabilmente leggendolo non dico tutto d'un fiato (più di 400 pagine non si prestano ad essere lette tutte d'un fiato) ma assiduamente, si riuscirebbe a tenere maggiormente le fila della storia ma, per come l'ho letto io, risultava piuttosto faticoso.
È un romanzo di donne, i personaggi maschili non spiccano per positività eccetto uno, lo zio di Carlotta.
Le donne invece sono complesse, piene di sfumature, e le ultime parti del libro, quelle in cui i personaggi femminili si delineano con più chiarezza, sono a mio parere le migliori. 
La potenza del personaggio di Sabedda si rivela tutta alla fine e vale forse l'intera lettura.

"Aveva accettato il suo disinteresse alla paternità solo per come era ciò che lei voleva, ma mai aveva indagato quanto convinto fosse davvero Carlo nell'anima sua."

"Io dell'arancio amaro conosco solo le spine e ormai non mi fanno più male. Ma il profumo del suo fiore bianco è il tuo, ed è quello della libertà. Prega per me, figlia mia, e fatti albero di arancio amaro, con le spine e coi fiori."
"Gli uomini più tranquilli sorprendono spesso per le loro reazioni imprevedibili. "





lunedì 15 settembre 2025

"Il cognome delle donne" di Aurora Tamigio - Feltrinelli



Tre generazioni di donne indimenticabili, a partire dalla Sicilia dei primi del Novecento fino agli anni Ottanta. Generazioni diverse tra loro ma unite per sempre dalle stesse origini, dallo stesso sangue, dal rapporto sempre complicato con padri, mariti, amici...
Rosa, "la mamaranna", cresciuta in una famiglia di maschi, con un padre che diceva "a fimmina è comu 'a campana: si 'un ra scotulu 'un suona" e gliele suonava quotidianamente di santa ragione. Rosa che si salva grazie ad un matrimonio d'amore con l'unico maschio che non sapeva picchiare le donne, apre un'osteria grazie a cui crescerà tre figli.
Selma, l'unica sua figlia femmina, delicata e così brava a cucire e ricamare, che purtroppo non avrà la sua scaltrezza e fortuna.
Patrizia, Lavinia e Marinella, le sue figlie così diverse tra loro ma sempre unite nell'affrontare i cambiamenti di una società in evoluzione ma sempre con uno sguardo di sospetto verso l'universo maschile che le ha tradite più volte.
Un romanzo d'esordio potente, vincitore del Premio Bancarella, appassionante, tutto al femminile. I personaggi sono complessi e ben approfonditi, la scrittura è leggera ma non superficiale, il contesto storico va al passo con la storia e risulta ben delineato.
Bello, un libro da leggere, che fa riflettere.

"Non ci aveva mai pensato a quanto breve sia l'ultimo momento passato insieme a qualcuno che, forse, non si rivedrà mai più. "

"Lo sapete, vero, che il cognome delle donne è una cosa che non esiste. Portiamo sempre quello di un altro maschio."

domenica 10 agosto 2025

"La grande sete" di Erica Cassano - Garzanti

Romanzo recentissimo e di grande successo, esordio di Erica Cassano, classe 98, mi è stato regalato da cari amici altrimenti probabilmente mi sarebbe sfuggito.
È un romanzo storico e di formazione, ispirato dal diario della nonna dell'autrice  e ne narra gli anni della giovinezza, vissuti durante la Seconda Guerra mondiale, più precisamente nel 1943, le Quattro Giornate di Napoli in cui l'acqua mancò ovunque,  meno che nella casa di Anna.
"La grande sete" racconta la sete di quei giorni, la disperazione di una città devastata dalla guerra e dalla povertà, ma la grande sete è anche quella che prova Anna, che vorrebbe studiare, imparare, riscattarsi da una situazione sfavorevole e umiliante soprattutto per le donne.
Ho fatto fatica ad entrare nella storia avendo trovato le prime sessanta pagine un pò troppo caotiche e descrittive, ma superato quell'ostacolo ho scoperto un'autrice estremamente talentuosa, una scrittura di alto livello pur essendo un romanzo di esordio, e una storia corale potente, reale e non facile da dimenticare. 
Anna a poco a poco rivela una personalità forte e risoluta, a tratti rivoluzionaria per l'epoca, in una città pittoresca quanto dura. 
Spero vivamente ci sia un seguito perché è impossibile non avere la curiosità di sapere come la vita di Anna sia proseguita dopo scelte così complicate e coraggiose.
Una cosa è certa; abbiamo una nuova, grande scrittrice italiana; teniamocela stretta.

"Preferivano avere la terra sopra la testa perché non si fidavano più del cielo."

"Tutto era in bilico, senza una forma definita. Tutto minacciava di sgretolarsi. Per un attimo sperai che la guerra non finisse mai, he si restasse per sempre in quel limbo. Che pensiero brutto avevo avuto, mi pentii subito del mio egoismo."

"- Che brutte cose succedono nella testa- disse, mentre riempivamo le valigie, -mia madre era pazza, forse sono pazza io, siete pazze voi e la gente intorno anche è pazza.-"

giovedì 31 luglio 2025

"Bianca come il latte rossa come il sangue" di Alessandro D'Avenia - Mondadori



La voce narrante del sedicenne Leo è la forza di questo romanzo, che ricorda un pò "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" di Enrico Brizzi. La sua vita in piena adolescenza; l'odio verso i prof, i problemi con la scuola (un liceo classico che non ha scelto), con i compagni, l'amore platonico per Beatrice e la grande amicizia di Silvia, le fragilità che non può confessare a nessuno, la sua insofferenza per la vita.
Si legge facilmente e porta con sè temi più pesanti che non dovrebbero riguardare un'età di progetti, sogni, attese, come quella dei sedici anni.
Ci riporta tutti un pò indietro nel tempo e ci fa ricordare cosa significa viverla, quell'età.
Alessandro D'Avenia è un professore quindi sa bene di cosa parla e c'è anche lui tra i personaggi di questa storia; si percepisce la passione che ha per il suo lavoro e per i ragazzi, anche se trovo che alcuni dialoghi, soprattutto quelli coi genitori di Leo, siano piuttosto stucchevoli e improbabili (dal nulla, nella quotidianità, aprono bocca per snocciolare perle di saggezza e figure retoriche degne di un monaco buddista). 
È un romanzo godibile che consiglierei ai ragazzi tanto quanto ai genitori.

"Non è facile essere deboli."

"Allora forse non è necessario il voto per costringerti a studiare "

"Fa le domande sui dettagli. Solo chi fa domande sui dettagli ha provato a sentire cosa sente il tuo cuore. I dettagli: un modo di amare davvero."

"A volte basta la parola di qualcuno che crede in te per rimetterti al mondo."

"Quando entro in cada cantando con la faccia stravolta di pianto mia madre lancia un'occhiata stranita a mio padre, che scuote la testa e sospira. Ma perché i genitori pensano che stiamo bene solo quando sembriamo normali?"



mercoledì 23 luglio 2025

"Non chiamarmi strega" di Sabina Colloredo - Gallucci Editore

Un libro per ragazzi dai 12 anni in su, uno di quei libri da leggere però a qualsiasi età, scritto anche meglio di tanti romanzi per adulti.
Una storia tutta al femminile, ambientata nell'Italia del 1500, in un contesto difficile soprattutto per le donne (vedi alla voce Inquisizione), che parte da un borgo ligure celebre ancora oggi come "il borgo delle streghe", Triora.
Un inno al femminismo, all'indipendenza, una storia magica e poetica da non farsi sfuggire. 

"Se rinunci alle tue inclinazioni per paura o per ignoranza...anche questo è peccato. Peccato è non riconoscere i doni che Madre Natura ti ha dato e disperdersi al vento, per pigrizia o superficialità. "

"Dico alle mie figlie che per le donne è spesso così. Altri tracciano il destino per noi: gli uomini, i figli, le paure. In tanti Co mettono le mani senza neanche chiedere permesso, in questa nostra vita. Anche l'amore è un carico da novanta. Ma se si vuole, ce la si fa. Guardate me."






domenica 20 luglio 2025

"Cara Giulia" di Gino Cecchettin con Marco Franzoso - Rizzoli


Il femminicidio forse più celebre, quello che più ci ha colpiti tutti, negli ultimi anni, è stato quello di Giulia Cecchettin. Un pò perché abbiamo tutti imparato a conoscerla e la sua genuinità è sensibilità d'animo emergono da ogni foto, ogni messaggio vocale, ogni racconto di cui è protagonista. Un pò anche per la sua straordinaria famiglia, che in questo libricino, in questa lettera di un padre alla figlia strappatagli via all'improvviso, mostra solo delicatezza, compostezza e tanta dignità. 
Pensate sia un libro triste? No, non lo è. È un libro da sottolineare e tenere stretto, come viene voglia di tenere stretto e abbracciare questo padre a cui la vita ha tolto tanto, troppo, ma che nonostante tutto non odia, non distrugge, non nomina mai il colpevole di tutta questa sofferenza. 

"Troppo spesso non diamo a tutte le parole che i nostri figli ci dicono il valore inestimabile che invece hanno,  e che non dovremmo vivere con distrazione perché dobbiamo preparare da mangiare,  apparecchiare la tavola, lavare i piatti, sistemare la cucina.. Non sono queste le cose importanti. "

"Ho sempre sentito di appartenere a un mondo lontano da certe situazioni aberranti.
Io ero normale,  e nel mondo normale certe cose non accadono.
Non è così.
Nessuno di noi è immune, perché l'idea della prevaricazione riguarda tutti indistintamente,  riguarda il mondo nel quale viviamo."

domenica 13 luglio 2025

"Tutta la vita che resta" di Roberta Recchia - Rizzoli


La storia di una famiglia nel corso degli anni; dai nonni Marisa e Stelvio (la nascita del loro amore, la vita tranquilla insieme), fino alle nipoti Betta e Miriam (così profondamente diverse ma che saranno indissolubilmente legate per sempre) e a quello che succede "dopo", dopo la tragedia, dopo lo sconvolgimento delle vite di tutti.
Un bel romanzo, soprattutto nella prim parte; ho trovato la seconda un pò forzata, un pò stucchevole, ma nel complesso un bel romanzo, soprattutto grazie agli indimenticabili personaggi. 

"Il niente che restava incombeva sui ricordi e già ora ogni cosa cominciava a sembrare un pò più lontana, appena un pò meno nitida."

"...che essere fragili fosse bello perché la vulnerabilità rende l'amore indispensabile ".

"Perché cosa, cosa ne è, di noi, senza la speranza?"

sabato 7 giugno 2025

"J'accuse" di Francesca Albanese e Christian Elia - Rcs


"La verità prima di tutto ", proprio come per il primo e celebre "J'Accuse" di Zola.
La Relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese mette nero su bianco ciò che ha studiato e documentato per anni; la situazione nei territori palestinesi occupati illegalmente dal 1967, l'apartheid, i soprusi e l'indifferenza mondiale prima del 7 ottobre 2023. Questo libro è stato appunto scritto prima della tragica data che tutti conosciamo, proprio per tentare di riportare l'attenzione su una questione che inizia in realtà moltissimo tempo prima. 

Un libro importante che tutti dovremmo leggere; soprattutto chi ancora, dopo quasi 2 anni di pulizia etnica incontrollata, si ostina a a ripetere sempre la solita domanda "E allora il 7 ottobre???".

Studiate, leggetelo, ascoltate le interviste di Francesca Albanese, e soprattutto sostenete lei e chiunque abbia il coraggio di parlare di genocidio.

"Questi ultimi sottostanno alla legge civile, mentre ai palestinesi si applica la legge marziale: ecco il dualismo legale che costituisce l'essenza dell'apartheid israeliano ".

"Il già stremato popolo palestinese di Gaza, composto da oltre 2,3 milioni di persone, per metà circa bambini. Essi vivono sotto un assedio illegale da sedici anni e hanno già attraversato cinque grandi attacchi brutali."




mercoledì 9 aprile 2025

"Mi limitavo ad amare te" di Rosella Postorino - Feltrinelli

Negli anni 90 molti bambini bosniaci vengono portati in Italia per scampare alla guerra che imperversa nella loro patria. Non tutti però sono orfani, tanti hanno ancora almeno un genitore, dal quale però vengono divisi a causa del caos vigente in quel periodo in Bosnia ed Erzegovina, moltissimi bambini vengono allontanati dalle loro case e separati (spesso per sempre) dai propri cari. 

Rosella Postorino racconta proprio di questi bambini nel suo romanzo finalista al Premio Strega. Racconta di figli, di madri, di separazioni, di incubi, di nuovi traguardi, di nostalgia...di chi si salva cercando di dimenticare il passato e buttandosi a capofitto in quella nuova vita, e di chi resta aggrappato con le unghie e con i denti ad un passato che resta solo un ricordo sbiadito.

Le premesse c'erano tutte, ma alla fine il romanzo non mi ha convinta, ho fatto fatica a tenere il punto della storia, ho trovato l'inizio promettente ma non altrettanto le parti successive.

"Lui era la prova che si può vivere senza una madre e un padre, che si può crescere senza un consiglio, uno sprone, un abbraccio di conforto: non si muore mica, non si diventa più deboli né più forti, siamo tutti scagliati nel mondo verso la possibilità della morte- è all'origine del creato, la mancanza d'amore."

"...ammazzarsi non è svalutare la vita, ma pretendere che non ci saluti. Se il dolore è troppo intenso, l'unica libertà di cui disponi, dato che non hai chiesto di nascere, è sottrarti."

"È strano pensare che il corpo che ti ha messo al mondo non sia più al mondo, che il luogo da cui hai avuto origine sia scomparso."

"Anche il bambino la amava in modo selvaggio, e questo la stordita. Non si erano scelti, erano stati condannati l'uno all'altra."